ANTONIO LIGABUE. I MISTERI DI UNA MENTE

Con l’esposizione “Ligabue. I misteri di una mente” ci si intende rivolgere al grande pubblico per offrire una nuova lettura del lavoro di Antonio Ligabue utilizzando la lente della psicologia dell’arte per dare un quadro complessivo più aggiornato dell’artista e della sua Opera.

In particolare, si vuole liberare l’artista dalle molte etichette che nel tempo gli sono state affibbiate – siano esse quelle di Naïf, Brut o Outsider – per analizzare la sua produzione alla luce del dato biografico, e mostrare a pieno l’unicum che Ligabue
rappresenta all’interno della Storia dell’Arte.

Per dare a Ligabue la giusta collocazione come artista dobbiamo prima di tutto chiederci perché è impreciso considerarlo un artista Naïf o Brut. Ligabue come uomo era senz’altro un ingenuo, non possedeva un particolare spessore culturale e aveva accentuate difficoltà cognitive. Come artista invece non si può negare che fosse preparato e che la sua opera fosse potente, originale, di grande forza espressiva e certamente non naïf. Anche se in alcune opere, soprattutto del primo periodo, si trovano certamente elementi caratteristici dell’arte cosiddetta Naïf, Ligabue sembra far sua una eredità culturale per mezzo della quale assorbe e assimila modelli degli artisti che lo hanno preceduto.

La categorizzazione Naïf, come è noto, ha finito per etichettare un genere pittorico e una maniera di intendere l’arte che oggi possiamo definire riduttiva e dispregiativa. In realtà, nel suo significato originario il termine può venire utilizzato per catalogare gli artisti considerati non regolari, a volte più per la loro personalità che per le loro opere, e per questo potremmo essere tentati di ascrivere Ligabue a questa corrente. Ma Ligabue era sicuramente dotato di quella che viene definita “ragione dell’arte”, e per quanto la sua formazione fosse empirica e chiaramente non colta, ha continuato a nutrire la sua sensibilità espressiva nutrendola di sollecitazioni durante tutta la sua vita artistica.

Lo strumento della psicologia dell’arte ci può venire in soccorso per analizzare in maniera più compiuta l’Opera di Ligabue: la mancanza di sovrastrutture estetiche e ideologiche nell’artista – che rischierebbero di complicare e offuscare l’accessibilità a
certi meccanismi psichici – fornisce come una lente di ingrandimento per indagare i suoi processi creativi in maniera più diretta (il rapporto di Ligabue con l’autoritratto è particolarmente significativo da questo punto di vista).

I lavori di tanti artisti irregolari, proprio perché incontaminati dai modelli della cultura dominante, sono esempi di arte autentica, non edulcorata. È questo anche il caso di Dubuffet e dell’Art Brut, a cui in passato è stato associato anche il lavoro Ligabue. La
definizione di Art Brut è però molto connotata, e dal punto di vista critico è legata ad un particolare gruppo di artisti e alla loro poetica. Ma Ligabue, come altri artisti non regolari, non appartiene a quel contesto, anche solo per ragioni geografiche.
Analizzando la biografia di Ligabue accanto all’evoluzione di stilistica del suo lavoro sarà quindi possibile avere un’immagine più tridimensionale e onesta dell’artista.

La mostra segue un percorso cronologico in cui le diverse tecniche sono commiste. Ligabue era infatti un artista nel senso classico del termine, quasi rinascimentale, e si esprimeva attraverso i medium più diversi, non privilegiandone uno in particolare. Particolare attenzione è data in mostra all’autoritratto, strumento utilizzatissimo dall’artista: per Ligabue gli autoritratti sono delle sperimentazioni atte a mostrare l’evoluzione della ricerca e la sua identità di pittore e uomo.

Il cuore della mostra è formato dalle 64 opere che compongo un importante unica collezione privata italiana (8 olii, 30 sculture, 3 disegni, 21 puntesecche) esposta per la prima volta in assoluto nella sua interezza. La possibilità di analizzare il lavoro di Ligabue attraverso una delle collezioni più nutrite che conservano le sue opere ci permette uno sguardo inedito sull’artista: quello di chi per primo ha visto in lui la scintilla del genio e la fragilità dell’individuo. Altri prestiti provengono da diverse collezioni private italiane.