Donna che fuma
Fernande Olivier
1906-07 ca.
Olio su tela
57,5 x 40,5 cm ca.
Collezione privata, Firenze
Il dipinto rappresenta quello che con molte evidenze potrebbe essere il volto di Fernande Olivier Parigi 6 giugno 1881, Neuilly 29 gennaio 1966 – la prima e forse più importante donna nella vita di Pablo Picasso, che ha condiviso con lui i primi anni della sua vita e della storia del Bateau-Lavoir,dal 1904 al 1912.
Il Ritratto (o l’Autoritratto) è inedito ed è stato oggetto di studi e ricerche ventennali che hanno prodotto relazioni tecniche, che hanno permesso di rivelarne l´iconografia e gli aspetti sorprendenti, che potranno offrire un importante contributo scientifico non solo riguardo lo studio di quest’opera, ma probabilmente su un molto più ampio quadro artistico e storico relativo al primo decennio del ‘900, a partire dalla stessa produzione di Picasso, di quanto avveniva nel suo studio e nello stesso Bateau-Lavoir, proprio nel periodo della loro convivenza.
La figurazione del volto appare essere quella di Fernande Olivier in età giovanile, tra il 1904 ed il 1911, compatibilmente con le immagini e le foto dell’epoca. L’iconografia, in corrispondenza anche con l’età della tela, potrebbe farla risalire a periodo ancora più circoscritto, e cioè non oltre il 1906-1908, per le affinità ed i riscontri in merito alle ricerche ed alle sperimentazioni fatte da Picasso in quegli anni, e anche dall’amico e vicino Van Dongen (1877-1968).
Fernande non solo testimoniò direttamente l’attività e le evoluzioni creative del compagno nella convivenza e nella relazione quotidiana, in una continua comunicazione visiva, facendogli anche da modella negli anni del “periodo rosa” e del primo cubismo (fu la principale Musa ispiratrice di Picasso in quell’epoca), ma fece anche da modella per Van Dongen, che da lei trasse quello che può considerarsi il paradigma
della sua immagine femminile.
La Olivier esercitò una propria attività di pittrice, durante e anche dopo la lunga convivenza con Picasso, che continuò a seguire l’arte della compagna in più occasioni, anche con lusinghieri rilievi critici. John Richardson stesso parla di talento e di credenziali artistiche di Fernande, notando come anche Picasso in una specifica conversazione con lui si esprimesse positivamente a riguardo, inserendo nella comparazione valutativa anche la figura di Dora Maar.
Il dipinto rappresenta una donna che fuma, seduta su una sedia a motivo circolare e poggiata con il gomito ad un tavolo.
La pittura è quella delle Avanguardie del periodo, un’audacia espressionista, come nota sempre Richardson, che volge verso una volumetria ed una semplificazione geometriche.I tratti dell’intera composizione formale risultano avvolgenti, e la sedia con la bordatura si confondenegli spazi spiraliformi.
Le caratteristiche del volto sono pienamente conformi ai ritratti, agli schizzi della Olivier e alle foto dell’epoca, in particolare gli Autoritratti a gouache e ad olio riprodotti nel libro di memorie Picasso et ses amis.
Da rimarcare il motivo “a maschera”, fortemente caratterizzante (e che ricorda da vicino la calotta della Testa di Uomo del 1908 di Picasso), il caschetto dell’acconciatura, ed i capelli con le striature rossoverdi. Le lunghe dita prensili rilevano un ulteriore motivo di appartenenza.
La cosa che appare più sorprendente e al tempo stesso stupefacente è la totale sovrapponibilità dell’opera al Ritratto di Dora Maar, eseguito da Picasso nel 1937 (olio su tela, cm 92 x cm 65).
Donna che Fuma (Ritratto / Autorittrato di Fernande Olivier) non solo precede di circa trenta anni il Ritratto di Dora Maar, ma ne determina in modo chiaro e inconfondibile affinità e archetipi.
Le due opere appaiono speculari nell’impianto formale, divergendo solo per il tavolo di appoggio e gli oggetti su di esso. Stessi i rilievi e le cromie del volto, le geometrie in proporzione, i tratti decisi, le campiture ed i colori forti contenuti all’interno di esse, le notazioni, i rilievi e i dettagli iconografici.
Le sfumature di colore del viso e delle guance, i capelli con le striature rosse e verdi, gli occhi, le sopracciglia, le dita prensili e appuntite, le unghie dallo smalto rosso (Richardson).
Uguale il vestito, la foggia, le decorazioni. La sedia a motivo circolare e la sua bordatura gialla.
Analoga la posa e l’appoggio, leggermente diverso. Le rotondità e la curvatura del braccio ricordano curiosamente quelle di un altro ritratto di Picasso, l’amico Ángel Fernandez de Soto (1882-1937) come Bevitore di assenzio del 1903.
Il motivo circolare e avvolgente della sedia che si innesta confondendosi nella struttura compositiva ritorna in Picasso, questa volta in modalità quasi astratta, anche in un’altra opera, Woman in an Armchair del 1920.
Elizabeth Cowling, a proposito dell’opera di Picasso, parla del rapporto quasi psicanalitico in merito alla sedia e alla poltrona, così frequentemente associata alla modella femminile in posa, coccolandola, mettendola su un trono e anche imprigionandola, che è effettivamente l’attributo che definisce il modello.
Analoghi i riferimenti agli ambienti inquadrati nello sfondo geometrico, con le delicate rigature o scanalature convergenti, prospettivamente, verso la parete chiusa, in una sorta di camera da ritratto e luogo della memoria.
Analoga l’impostazione in un altro più piccolo Ritratto di Dora Maar del 1937 e di moltissimi altri successivi, in quello che sarà il tipico e quasi rituale modello archetipo di Picasso, una galleria di personaggi che asseconderanno la diversa creatività e l’evoluzione dello stesso impianto iconografico, negli anni a seguire.
Forti sono le affinità con il Busto di Donna con una mano alzata di Picasso, incisione del 1906.
Da rilevare, inoltre, la completa sovrapponibilità della fisionomia e dei tratti del volto con due ritratti di Picasso, Buste d’Homme e Autoportrait à la palette, sempre del 1906.
Richardson, nel suo studio critico-biografico, scrive in modo chiaro e inequivocabile di come Picasso nelle sue opere intrecciasse lineamenti e aspetti delle proprie donne, ricavandone così le immagini, quasi a sperimentarne in anticipo il modo in cui in seguito avrebbe manipolato e fuso qua e là i tratti somatici e le identità delle sue diverse amanti.
Joan Abelló e Marco Ancora
